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L’attuale chiesa di Montedoro si presenta come una massiccia costruzione a pianta ottagonale che, nonostante le limitazioni scaturite dalle varie difficoltà esecutive, riesce a rendere testimonianza della chiara progettualità sangallesca. Le pareti interne della chiesa sono scandite da cinque piccole absidi, fatte affrescare dai monaci del Carmelo nella seconda metà del XVI secolo.
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CHIESA DI SANTA MARIA DI MONTEDORO
LA STORIA
Sul luogo ove oggi sorge la chiesa della Madonna di Montedoro, un tempo detta Monte Moro, esisteva una piccola cappella o edicola con un’immagine della Vergine attribuita al pittore viterbese Antonio del Massaro detto il Pastura, che pare l’abbia realizzata allo scadere del XV secolo. L’immagine ben presto divenne famosa per le molte grazie concesse e così nei primi decenni del XVI secolo si iniziò a costruire una chiesa che avrebbe dovuto inglobare l’edicola. In seguito alla grave pestilenza che nel 1523 colpì alcune città della Tuscia, tra cui Montefiascone, per ottenere l’intercessione della Madonna di Montedoro la comunità fece voto di offrire alla fabbrica 70-80 ducati. Ma il saccheggio della città di Montefiascone il 1 maggio del 1527 che aveva negato il passaggio all’esercito di Carlo di Borbone diretto verso Roma, produsse morte e distruzione e i costruttori della chiesa della Madonna Montedoro, i fratelli Giovanni Battista e Silverio, abbandonarono il cantiere e la città di Montefiascone. Il 10 Luglio del 1537 la comunità di Montefiascone affidò al costruttore romano Bartolomeo Ambrosino il proseguo dei lavori della fabbrica progettata da Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1536 e il 1537. Il progetto originale, conservato agli Uffizi, prevedeva la costruzione di un grande convento con un chiostro a pianta quadrata di cui la chiesa doveva costituire il lato che si affacciava verso la strada e verso il lago. Il lavoro proseguì alcuni anni, ma con il trascorrere del tempo l’entusiasmo diminuì così come i mezzi finanziari. La fabbrica, abbandonata dall’Ambrosino, venne affidata nel 1547 a Pietro Tartarino, architetto e sacrista della cattedrale. Del progetto sangallesco venne realizzata soltanto la piccola chiesa ottagona, con una copertura a tetto in sostituzione della prevista cupola, ed un cenobio completamente estraneo alle idee del Sangallo. Nel modesto edificio eretto accanto alla chiesa, senza rimanervi mai a lungo, si alternarono i Cappuccini, gli Agostiniani, i Minori e i Carmelitani, che sostituirono la devozione per la Madonna di Montedoro con quella verso la Madonna del Carmine, inglobando l’antico affresco dentro la muratura del nuovo altare maggiore. Qui rimase fino all’inizio di questo secolo quando, ritrovato, venne restituito alla devozione dei fedeli.
DESCRIZIONE
L’attuale chiesa di Montedoro si presenta come una massiccia costruzione a pianta ottagonale che, nonostante le limitazioni scaturite dalle varie difficoltà esecutive, riesce a rendere testimonianza della chiara progettualità sangallesca. Le pareti interne della chiesa sono scandite da cinque piccole absidi, fatte affrescare dai monaci del Carmelo nella seconda metà del XVI secolo. Sarà opportuno specificare che la commisione dei carmelitani è certa soltanto per una delle absidiole., rimanendo il resto degli affreschi con un apparato iconografico ascrivibile o al periodo della presenza dei Carmelitani, o in ogni caso, di poco precedenti al loro ingresso oppure di poco successivi. Nella prima abside a destra dell’ingresso principale è raffigurata l’immagine di San Carlo Borromeo, affiancato dalle figure di due Santi e nella calotta in alto una Gloria. Procedendo in senso antiorario, la cappella successiva ospita una Crocifissione con la Madonna, San Giovanni evangelista e Maria Maddalena, mentre nella lunetta in alto figura una Pietà. Il blasone del committente che compare sulla volta a botte è stato identificato con quello di Celso Petrucci, che al suo funerale non volle preti, ma soltanto frati. I santi dipinti accanto alla crocifissione sono Santa Lucia e Sant’Antonio Abate. La terza cappella, spettante alla famiglia Scarinci e ai loro eredi, i Boncompagni, conserva un frammento di un affresco il cui soggetto è una Madonna con Bambino tra due Santi, in alto figura Dio tra due angeli. La prima abside alla sinistra dell’ingresso venne fatta affrescare con una Resurrezione da Giovanni Cerquini nel 1570, mentre la calotta è decorata con figurine angeliche. Sulla parete adiacente, priva di decorazioni, si apre un’entrata secondaria. Segue un’altra cappella, affrescata all’epoca dei Carmenlitani Carmelitani con un’immagine della Vergine del Carmelo con Gesù in braccio sospesa su un manto di nubi e circondata da figure angeliche, mentre porge l’abito a Sant’Elia. Accanto a quest’ultimo figurano Enoch, Simon Pietro, i santi carmelitani Alberto e Angelo. Nella calotta in alto campeggia la figura del Padre affiancato da due angeli mentre nella parte inferiore compare la Colomba dello Spirito Santo. L’altare maggiore, sovrastato da un Crocifisso, e impreziosito da un antica immagine della Vergine risalente alla seconda metà del XV secolo, attribuita al pittore viterbese Antonio del Massaro detto il Pastura. I Carmelitani appena presero possesso del piccolo convento, dedicarono la chiesa ai Santi Filippo e Giacomo, ricoprendo l’affresco sull’altare centrale con una tela dei santi titolari. L’intera struttura e sormontata da una cupola interna con struttura autoportante.
BIBLIOGRAFIA
G. Breccola – M. Mari, Montefiascone, Grotte di Castro 1979.
G. Breccola, La chiesa di Santa Maria in Montedoro. in Montefiascone. Emozioni storie e colori, vol. II, Viterbo 2000, pp. 93-110.
G. Breccola, Montefiascone. Guida alla scoperta, Montefiascone 2006.
Montefiascone Arte città – Chiesa di Santa Maria di Montedoro.
Montefiascone città d’arte, cultura e tradizione.

































