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A navata unica, l’aspetto attuale dell’interno è frutto dei lavori di risistemazione che hanno interessato l’edificio a partire dal 1719. Due altari con decorazioni in stucco caratterizzano le pareti laterali, quello di destra ospita una tela raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino e Santi, quello di sinistra una Madonna con Bambino e Santi. Coevo è lo sfarzoso altare centrale adorno con un dipinto raffigurante La Madonna in gloria e Santi.
Info: Monastero delle Benedettine – Tel. 0766/826066 – mail: benedettine.mf@libero.it
CHIESA DI SAN PIETRO
LA STORIA
Il monastero delle suore benedettine, anticamente intitolato a Santa Bibiana, ha origini antichissime. Il suo attuale nome potrebbe derivare dal primitivo cenobio benedettino maschile di San Pietro, situato in prossimità del lago di Bolsena e documentato nell’anno 852. I benedettini, giunti in città durante il periodo delle invasioni barbariche che seguirono la caduta dell’Impero Romano, dimorarono, oltre che in San Pietro, anche presso San Pancrazio e di San Simeone. Ricostruire le vicende delle origini del monastero delle suore benedettine è cosa assai ardua, in quanto le varie irruzioni dei Goti e dei Vandali e l’incendio dell’archivio del monastero, avvenuto agli inizi del Seicento, hanno causato la perdita di preziosi documenti. Le strutture murarie e architettoniche della costruzione monastica, nonché il salone, il piano terra e il primo piano, attestano l’antichità della costruzione. Durante il XVII secolo l’intero complesso venne interessato da significativi lavori di risistemazione: nel 1652 venne eretta la farmacia a servizio dell’intera città e una grande ristrutturazione interessò tutto lo stabile nel decennio 1671-1681. Altre misure, volte a sottrarre le Benedettine da quella miseria spirituale e materiale in cui versavano, verranno adottate dal cardinale Barbarigo, vescovo di Montefiascone, con i decreti della visita del 1688. Nel 1719 le monache decisero di far costruire il nuovo coro e la volta della chiesa, che venne interamente risistemata e dotata di tre nuovi altari in stucco. Il campanile venne invece restaurato nel 1752. In cima sono poste quattro campane: quella di San Pietro risale al 1301 e venne fusa da un certo Matteo da Viterbo, la seconda è dedicata a Santa Scolastica, la terza, detta Bibianella è del 1829, l’ultima, dedicata a San Benedetto, venne fusa dal fonditore viterbese Luigi Belli nel 1830. Nel 1810 le Benedettine, che nel frattempo avevano abbracciato la vita comune (1802), furono costrette dal governo Bonaparte ad abbandonare il monastero. Cinque anni dopo le religiose ne ripresero il possesso, ma nel 1870 il nuovo Stato italiano confiscò l’intero complesso che, messo all’asta nel 1905, venne riacquistato dalle monache stesse. Nel 1944 il monastero ottenne l’autonomia giuridica, che di fatto fu decisiva per il decollo della scuola, nonostante i disagi provocati dalla Seconda Guerra Mondiale. In questo monastero, circa 300 anni fa, visse la montefiasconese madre Maria Cecilia Baij (1694-1766), una delle più importanti mistiche del XVIII secolo.
DESCRIZIONE
Il complesso conventuale delle Benedettine domina la parte terminale di via Bixio. Attraversando il piccolo santuario della Madonna dell’Arco è possibile giungere all’altro lato del monastero e accedere così all’annessa chiesa di San Pietro. A navata unica, l’aspetto attuale dell’interno è frutto dei lavori di risistemazione che hanno interessato l’edificio a partire dal 1719. Due altari con decorazioni in stucco caratterizzano le pareti laterali, quello di destra ospita una tela raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino e Santi, quello di sinistra una Madonna con Bambino e Santi. Coevo è lo sfarzoso altare centrale adorno con un dipinto raffigurante La Madonna in gloria e Santi. Dietro l’altare maggiore della chiesa si apre il coro, dove sopravvivono antichi affreschi. Quelli nella nicchia della parete di fondo che raffigurano La Trinità, a sinistra La Vergine e a destra L’Angelo annunciante, vennero scoperti nel 1907, quando venne rimossa la grande terracotta di Benedetto Buglioni, poi trasferita nel duomo. Sono attribuiti ad un ignoto pittore di ambito senese della fine del XIV secolo, così come La Vergine con Bambino che compare a sinistra della nicchia. Lo sposalizio di Santa Caterina, affrescato sulla parete destra del coro, è invece opera di un ignoto pittore di ambito viterbese del XV secolo, il dipinto che raffigura San Pietro e Santa Maddalena di ignoto pittore laziale della seconda metà del XVI secolo, mentre Santa Scolastica è attribuita a ignoto pittore laziale del XVII secolo. Questo ambiente denominato “Comunichino”, certamente, è la parte più antica del piano sul quale si sviluppa l’attuale complesso monastico. Questo spazio è collegato con la chiesa esterna attraverso una grata in ferro tramite la quale le monache di clausura potevano assistere alla messa. E’ difficile individuarne l’originaria funzione dell’ambiente anche a causa della scarsità di notizie riguardanti il convento nei secoli precedenti. Si può tuttavia ipotizzare, data la natura dei soggetti affrescati, che le pareti fossero parti della primitiva chiesa oppure di un piccolo oratorio utilizzato dalla comunità religiosa. L’antica struttura fu poi modificata e inglobata nelle nuove costruzioni, realizzate a partire dalla seconda metà del XV secolo. A questo periodo risale, probabilmente, anche lo spazio antistante il “Comunichino” come indica lo stile rinascimentale degli elementi scolpiti che lo caratterizzano, quali i peducci che ne sostengono le crociere e le chiavi di volta.
BIBLIOGRAFIA
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